La Teoria dell’impresa

La teo­ria dell’impresa di Gio­vio e Simeoni

Secon­do Pao­lo Gio­vio, le cinque condi­zio­ni del­la per­fet­ta impre­sa prevedono :

  • un equi­li­brio cal­co­la­to tra l’anima (il mot­to) e il cor­po (l’immagine) dell’impresa ;
  • un gius­to mez­zo tra inter­pre­ta­zione trop­po oscu­ra o trop­po evidente ;
  • sog­get­ti pia­ce­vo­li per le imma­gi­ni dell’imprese (stelle, sole, luna, acqua…) ;
  • l’esclusione del­la figu­ra umana ;
  • la bre­vi­tà, cioè due o tre parole a meno che non fosse  un ver­so, per cos­truire il mot­to che dove­va essere com­pos­to in lin­gua straniera.

Tra queste condi­zio­ni esposte dal Gio­vio, la quar­ta condi­zione cos­ti­tui­va un pro­ble­ma per Simeo­ni che com­po­ne­va imprese dove appa­ri­va la figu­ra uma­na e che sos­te­ne­va gius­ta­mente che un cer­to nume­ro di imprese riu­nite dal Gio­vio stes­so non sod­dis­fa­ce­va ques­to requisito.

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Dise­gno di Simeo­ni dell’impresa del­la Sire­na dei Colon­ne­si, 1556.
Firenze, Biblio­te­ca Medi­cea Lau­ren­zia­na, ms. Ash­burn­ham 1376, f. 38v
© Biblio­te­ca Medi­cea Laurenziana

« Et perche alcu­ni han­no gia sopra ques­ta mate­ria à lor modo dis­pu­ta­to, dicen­do che nell’imprese non si deb­bo­no ne armi ne huo­mi­ni porre, ma sola­mente cose celes­ti, o piante, o ani­ma­li, io harei caro sapere come l’arme dell’Imperio (quale è l’Aquila) con le Colon[n]e d’Hercole fat­ta per l’Imperatore Car­lo quin­to, l’arme de i Colon­ne­si con la Sere­na, fat­ta per il S. Ste­fa­no da Pales­tri­na (ques­ta pri­va­ta, & quel­la publi­ca) & altre imprese, state fatte per diverse (comme quel­la del sal­va­ti­co, del tri­on­fo, del S. di Gruer & d’altri) pos­si­no tra quelle del Gio­vio inter­ve­nire. » (Dia­lo­go pio et spe­cu­la­ti­vo, p. 4)

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Impre­sa del­la Sire­na dei Colon­ne­si, Dia­lo­go dell’imprese mili­ta­ri et amo­rose, Lione, Roville, 1559.
Lione, BM, Rés. B 497280, p. 131
© Biblio­thèque Muni­ci­pale de Lyon

Il Simeo­ni è meno restrit­ti­vo sui sog­get­ti che pos­so­no for­nire model­li alle imprese.

« Io ho tro­va­to gran­de­mente stra­no, che il Gio­vio (huo­mo dot­tis­si­mo) non tro­vasse buo­na l’impresa delle Pesche, cosi bene appro­priate & conve­niente alla sua natu­ra, con ciò sia che à me pare quan­to alla mate­ria delle Imprese, che ei non si deb­bia osser­vare se non il sub­biet­to non la sus­tan­za delle cose pura­mente. » (ms. Ashb. 1376, f. 118r-v)

Simeo­ni è dunque abbas­tan­za cri­ti­co ris­pet­to al Gio­vio e non si esime dal far­lo sapere, qua­li­fi­can­do il Dia­lo­go dell’imprese come « imper­fet­to » nel tito­lo stes­so del manoscritto.